Opinione su Antonio e Cleopatra - William Shakespeare: Antonio e Cleopatra: la tragedia d'un amore al tramonto
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Antonio e Cleopatra: la tragedia d'un amore al tramonto
04/02/2019
Vantaggi
La tragedia di un amore senile vissuto con consapevolezza
Svantaggi
Una tragedia diversa da quelle "terribili", di Shakespeare, ma tuttavia godibile e ricca di significati
"Antonio e Cleopatra", a mio avviso, si comprende meglio se messo a confronto con "Romeo e Giulietta". La differenza tra le due storie d'amore salta subito agli occhi. Mentre "Antonio e Cleopatra" è la storia d'un amore "quasi" senile, dove i personaggi sono perfettamente consapevoli della loro condizione di "vecchi amanti" senza più sbocchi né futuro, "Romeo e Giulietta" narra delle avventure sentimentali di due giovani non soltanto follemente innamorati l'uno dell'altra, ma che "avrebbero potuto" avere dinanzi a loro un futuro di grande felicità, se la sorte avversa non li avesse bloccati ambedue in una morte impietosa e prematura, causata dalle loro potenti e altezzose famiglie, legate, come sempre in Shakespeare, all'orgoglio di casta e al senso esagerato del potere che in esse alligna. Vediamo ora "Antonio e Cleopatra": la loro storia, come dicevo, è quella ormai di due vecchi amanti che sono perfettamente consapevoli che le loro esistenze e il loro "potere" sono ormai giunti all'epilogo: per loro non c'è più futuro, e gli ultimi sprazzi di vitalità sono consumati in un rapporto merameramente "fisico", e ben diverso da quella "corrispondenza d'amorosi sensi" che invece caratterizzava l'amore di Romeo e Giulietta. "Antonio e Cleopatra" non raggiunge i vertici di terribilità presenti in "Macbeth" e in "Re Lear", e tuttavia questi due personaggi, ormai sul viale del tramonto, e avviati a una sicura sconfitta (politica e non soltanto esistenziale) risultano a mio parere, e a loro modo, "grandi". Grande è infatti la consapevolezza del loro inevitabile declino, fisico e politico: ma grande è anche l'accettazione della totale sconfitta. Questa sorta di "realismo" consapevole fa dei protagonisti dei personaggi "grandi", e degni, se non altro, di commiserazione.
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