Opinione su Gita al faro - Virginia Woolf: Basta, mi arrendo!

Basta, mi arrendo!

23/05/2014

Vantaggi

Averlo Avuto In Prestito

Svantaggi

Noioso


"No, vabbè, basta!"
Questo è quello che ho esclamato un'oretta fa lanciando il libro sul letto dopo essere arrivata faticosamente a metà.
Per me non finire un libro è quasi come una sconfitta perchè anche quelli più brutti e scritti male cerco sempre e comunque di finirli, ma stavolta è davvero un'impresa titanica.

Si contano sulla punta delle dita i libri che ho abbandonato e "Gita al Faro" purtroppo è uno di questi.

Quando su internet ho letto la trama mi sono subito entusiasmata.
Il faro per me è un elemento affascinante perchè mi fa pensare al mare, al controllo, alla luce, ad una guida.
Qualcosa di imponente che ha a che fare con le tempeste, con i desolati paesaggi invernali descritti in tanti libri di narrativa, soprattutto britannica, che mi sono piaciuti.

E' con la letteratura inglese che invece non vado d'accordo.
Virginia Woolf è l'ennesima scrittrice inglese che non comprendo.

Sarò ignorante, ma questo romanzo proclamato come il più grande lavoro della Woolf a me non ha emozionato, mi ha delusa e mi ha fatto arrabbiare.

E' un romanzo più introspettivo che narrativo dunque più che sulla vicenda di per sè, la scrittrice, attraverso i personaggi si concentra sul loro io interiore.
Si dà grande importanza ai pensieri, all'immaginazione, all'osservazione della scena dai vari punti di vista dei personaggi che per esempio siedono a tavola durante la cena.

Mentre si conversa ognuno di loro osserva gli altri, nella mente di ciascuno balena il pensiero che non è interessante l'argomento di cui si discute, ma intanto si chiacchiera, si mangia, ci si scruta interiormente e si guarda gli altri parlare, mangiare, vivere.

Le scene sono diluite all'infinito perchè i punti di vista dei protagonisti si protraggono per pagine intere.
Purtroppo il linguaggio, o forse la traduzione, non permettono una facile comprensione del testo.
Ci si dilunga troppo per i miei gusti e non riesco a riflettere sulla scrittura, non riesco a fare mio il libro perchè è veramente uno stile logorroico che non sopporto.
Pensate che la descrizione degli avvenimenti e dei connessi pensieri di una sola giornata ci sono volute circa 130 pagine.
Il continuo parlare per esempi, dando largo spazio all'immaginazione, alle ipotesi, ai continui soliloqui dei vari protagonisti mi snerva.

Quando leggo un romanzo, di qualunque genere esso sia, mi piace osservare i protagonisti muoversi sulla scena, vedere che cosa succede dopo, mi piace riflettere guardandoli vivere, sentendoli parlare.
Non mi piacciono quei libri in cui ci si sofferma troppo su un particolare, ci si medita per pagine intere, si cerca di sviscerare ogni singolo atteggiamento, qualunque pensiero, anche le briciole.
Non sopporto quando lo scrittore vuole per forza far riflettere il lettore su quello che vuole lui: il lettore non dev'essere un soggetto passivo.
Il lettore dev'essere stimolato, non travolto da un'ondata di parole come succede tra queste pagine.

Purtroppo "Gita al Faro" si classifica in quella categoria di libri che proprio non riesco a leggere e farmi piacere.

E' un vero peccato perchè la trama era proprio interessante, è il modo di scrivere che mi ha spinta a lasciar perdere perchè più che gustarmi il libro non facevo altro che perdere il filo, dunque un momento tornavo indietro per capirci qualcosa, poi si cominciava a farneticare su un ragionamento ed allora cercavo di saltare qualche periodo a piè pari, ma poi mi perdevo sempre qualcosa ed allora dovevo tornare indietro.
Non ci si può stressare così!



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margherita123

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Commenti

10/03/2015 02:18

io ho appena desistito con Le Onde, considerato il migliore romanzo innovativo della Woolf! Ti capisco

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