Opinione su La coscienza di Zeno - Italo Svevo: principalmente per per studiosi, professori e studenti
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principalmente per per studiosi, professori e studenti
3/5 29/06/2019
Vantaggi
quando lo si studia con distacco e occhio clinico
Svantaggi
non è una lettura scorrevole e facile, nè breve, no bambini
La coscienza di Zeno figurava nella raccolta dei libri consigliati per le letture di fine anno scolastico ai miei tempi di scuola, indicato per licei e Istituto Magistrale. Italo Svevo vi racconta le vicende di un personaggio fittizio, Zeno Cosini, perennemente afflitto dal male di vivere e in cura da uno psichiatra in questa e quell'occasione. Zeno viene presentato come il classico mediocre, cresciuto tra gli agi e la bambagia, ma in cattivi rapporti con il padre commerciante, che non si fida di lui. Zeno è pure ipocondriaco e ama essere circondato da una bella scorta di farmaci. A dispetto però della sua preoccupazione per la salute, acquisisce ben presto il vizio del fumo, l'attaccamento al quale sarà sempre superiore ai suoi propositi di smettere. Nonostante ritenga di essere un fallito, Zeno è anche alquanto pretensioso: quando conosce per motivi di lavoro la famiglia Malfenti, in cui figura la presenza di quattro figlie (delle quali l'ultima è appena una bimba), decidendo di sposarne una per l'attaccamento che sviluppa verso il salotto della casa, dal quale non sopporterebbe di essere escluso, disprezza subito la seconda perchè non bella. Ciononostante la sposa perchè rifiutato dalle altre due in età da marito, che sembrano percepire da lontano la sua mediocrità. Ma a dispetto del sincero affetto e delle cure che la moglie gli prodiga, Zeno non mancherà di tradirla. Il tema centrale è l'inettitudine, caratteristica marcante del romanzo sveviano già comparsa in Una vita, che vede come protagonista Alfonso Nitti, e Senilità, in cui la mediocrità è incarnata in Emilio Brentani. Non si tratta di un libro facile da leggere, dovuto alle tematiche di un certo peso, che richiedono una lettura distaccata e dall'occhio clinico. E non è neppure breve. Ciò non significa affatto che si tratta di una lettura da scartare, ma soltanto che il pubblico al quale è rivolta è da ritenersi composto da studiosi, professori e studenti ai quali vengono proposte tematiche quali il rapporto tra psicanalisi, pazienti e società. La coscienza di Zeno è infatti stato scritto in un periodo di fiorente sviluppo della scienza psicanalitica, cioè i primi decenni del novecento. Quando avevo avuto il romanzo tra le mani l'avevo trovato alquanto interessante, anche se avevo poi finito per preferire Senilità, letto in seguito. Essendo presenti, nella scuola che frequentavo, materie quali pedagogia e psicologia, era naturale l'incentivo a leggere letteratura in cui la psicanalisi facesse da sfondo alle vicende narrate. Direi che si tratta anche di un tipo di letteratura che può portare a conclusioni e interpretazioni diverse a seconda del background di ogni singolo lettore: educazione religiosa, letteraria e grado di scolarità. Ritengo che quanto specificamente a studenti, gli universitari iscritti a facoltà umanistiche abbiano acquisito conoscenze maggiori rispetto a quelli dei licei per un'analisi più accurata del romanzo in esame. Posso sentirmela di consigliarne la lettura alle categorie indicate, ma anche ai grandi amanti dei classici della letteratura disposti a una "visione con l'occhio clinico".
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