L'asilo dei papà

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4,2/5Pubblicata il 25/08/2019
Consigliato

“i papà baby-sitter”

Vantaggicomicità genuina, senza volgarità
Svantaggiqualche clichè tipico dei film americani, ma dev'essere un tratto culturale, in fin dei conti
Charlie e Phil vengono purtroppo licenziati dall'azienda per cui lavorano a causa di un banalissimo motivo: una presentazione di colazione mattutina per bambini a base di verdure andata a rotoli perchè i piccoli detestano mangiare vegetali al mattino. Presentazione peraltro imposta dalla stessa impresa che ha poi pensato bene di scaricare le proprie colpe sugli impiegati che stavano soltanto seguendo il programma aziendale. La conseguenza è che Charlie è costretto a togliere il suo bimbo piccolo dalla prestigiosa scuola materna, in cui ai bambini veniva pure insegnato il tedesco. Dato che con il solo stipendio della moglie non riescono più a pagare la salatissima retta. Ma invece di abbattersi, decide assieme a Phil di aprirla lui una scuola materna. Le difficoltà iniziali non sono poche, a cominciare dalla burocrazia costosa che farà dir loro la grande verità che per far soldi è necessario spenderne, ma Charlie e Phil finiscono per rivelarsi ottimi baby-sitter... Una commedia per ridere, che consiglio, ma consiglio anche di non prenderla troppo sul serio. Il suo scopo è principalmente comico anche se soltanto fino a un certo punto, dato che per certi versi vi avevo trovato qualche sempiterno clichè tipico dei film americani (no, non quello dell'abolizione degli stereotipi sugli impieghi socialmente accettabili come unicamente maschili e unicamente femminili, ma quello del sabotaggio dell'altrui attività commettendo azioni palesemente criminali senza la minima preoccupazione dell'esistenza di legislazione civile e penale, come in una sorta di paese delle banane dove a ogni modo i reati verranno sempre ignorati dalle autorità, le vittime non li denunciano mai, per quanto gravi e dolosi, e la circostanza di turno termina con il "tutti vissero felici e contenti" grazie al discorso moraleggiante di turno che, come no, fa perennemente e immancabilmente presa sulle grandi masse e sistema in automatico la vicenda di turno). Ammetto però che può trattarsi di un tratto culturale tipico statunitense, che nelle arti sceniche finisce per confondere realtà e fantasia in una unica opera, priva di una netta linea di demarcazione tra l'una e l'altra accezione. E apprezzo parecchio che quantomeno la comicità in questo film sia genuina, priva di volgarità.

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