Opinione su Sbucato dal passato: Dalla Guerra Fredda al presente
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Dalla Guerra Fredda al presente
4/5 03/10/2019
Vantaggi
Trama insolita, sviluppo, personaggi simpatici, adatto a tutti
Svantaggi
Finale un po’ prevedibile
Come il titolo lascia già intuire, il film Sbucato Dal Passato (1999) narra una storia che vede come protagonista un uomo che dopo 35 anni si ritrova nel mondo moderno. Il suo nome è Adam (Brendan Fraser) ed è nato nel 1962 in un rifugio antiatomico durante il periodo più intenso della Guerra Fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Il padre e la madre decidono di rifugiarsi e, dal momento che il padre è uno scienziato brillante, il luogo in cui si nascondono è grande e molto attrezzato. Nel 1999 il rifugio si apre automaticamente dopo trentacinque anni, lasso di tempo durante il quale Adam è cresciuto grazie alle istruzioni dei genitori, ma non conosce la modernità e le meraviglie naturali della terra. Mentre il padre, dopo una escursione in superficie, rimane terrorizzato dal mondo esterno perché troppo diverso da quello degli anni Sessanta, Adam -con la complicità della madre- decide di andare fuori e fare delle provviste. Il suo aspetto un po’ antiquato e le sue buone maniere fin troppo démodé per la nuova generazione, lo mostrano strambo agli occhi della gente degli anni Novanta. Eppure il protagonista si avventura nella città e da subito si intuisce che le cose per lui non saranno molto semplici perché non ha conoscenze di luoghi né tantomeno esperienza. Sarà l’incontro con una ragazza (cosa che sperava di fare da tanti anni) a fornirgli un aiuto valido per i suoi intenti. Il film primariamente pone le basi del contesto storico degli anni Sessanta per far comprendere il perché di quello che si vedrà dopo. Il ritmo si mantiene stabile per tutto il tempo e non è né concitato né lento perché la narrazione procede in maniera scandita e mostra tutto ciò che è utile per godersi appieno la storia. La parte che si rivela maggiormente buffa è quella che inizia dal momento in cui Adam conosce la sua città dopo anni passati da rifugiato. È un pesce fuori d’acqua e questo dà tutte le attenuanti per una serie di equivoci, per non parlare del fatto che nessuno lo crede. Si ravvisa una buona dose di naturalezza nelle scene e, trattandosi di una commedia, non mancano le parti più simpatiche con lo scopo di far sorridere. Non c’è esasperazione dei comportamenti, non c’è troppa volgarità e la simpatia dei personaggi, così come la loro personalità, è un aspetto molto gradevole per far apprezzare il film. Non mi sono annoiata durante la sua visione perché ha una trama che sfiora il suo nucleo centrale ma non lo attraversa prima di avvicinarsi al finale. L’epilogo si poterebbe intuire facilmente, ma il modo in cui ci si approssima alla conclusione non è esente da qualche sorpresina. In linea di massima, questa commedia americana ha saputo intrattenermi suscitando in me una curiosità genuina. Mi sono piaciuti i protagonisti e ho apprezzato la particolarità delle basi della vicenda. Dura poco meno di due ore e non è pesante, pertanto mi sembra un buon film da guardare quando si ha voglia di una storia piacevole ma che non risulti affatto pesante.
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