Opinione su Split: Disturbo dissociativo della personalità
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Disturbo dissociativo della personalità
4/5 06/05/2020
Vantaggi
Trama insolita, interessante e particolare, ottime interpretazioni, James McAvoy incredibile
Svantaggi
Non è per tutti
M. Night Shyamalan è un regista che con gli anni si è saputo imporre per via del suo stile peculiare, avendo scelto e diretto storie atipiche. Split è uno dei suoi lavori più recenti. Ha debuttato al cinema nel 2016 e la sua trama ruota attorno a un personaggio, Kevin, interpretato da James McAvoy, che è affetto da una severissima forma di disturbo dissociativo della personalità. In lui albergano diversi esseri che lo spingono a comportarsi diversamente a seconda dei casi. Alcune delle sue personalità sono perlopiù innocue, ma quelle predominanti sono le più potenti e inquietanti. La sua follia lo porta a rapire tre giovani studentesse. Tra queste spicca Casey (Anya Taylor-Joy), quella più silenziosa ma con una storia di sofferenza alle spalle. Mentre le tre sono tenute segregate, Kevin assume comportamenti che rendono sempre più evidente il suo squilibrio. La psichiatra Karen Fletcher sembra riuscire a tenere a bada le personalità più perverse di Kevin, ma in realtà quest'ultimo sta perdendo sempre più il controllo e il suo piano non conosce limiti. In pericolo sono quindi tutti coloro che lo circondano e, solo verso la fine del film, inizia a essere più chiara la sua origine. Con un buon mix di thriller e fantascienza, una dose contenuta di horror in perfetto stile Shyamalan, e un pizzico di dramma che ha lo scopo di conferire alla storia più profondità, "Split" è un film che si prende i suoi tempi per presentarci il suo protagonista. Kevin è un uomo che definire complicato sarebbe troppo riduttivo, pertanto merita tutto lo spazio possibile. Con le sue personalità, che comprendono anche un bambino e una donna, mantiene alto il tasso di curiosità. James McAvoy, un attore che elogio per ogni interpretazione, anche in questo caso (anzi, in questo caso più che mai) ha sfoggiato la sua ineccepibile bravura. A ogni personalità ha saputo infondere grande carattere. La gestualità, la mimica facciale, il suo modo di guardare e mettere la bocca; e poi la sua possanza quando viene mostrato a torso nudo (quando diviene l'Orda), il conflitto interiore che si sfoga sul suo volto quando deve reprimere certi istinti. È una vera potenza e, non lo nascondo, ho voluto guardare questo film proprio perché c'era lui come inteprete principale. Grandi complimenti anche alla giovane Anya Taylor-Joy: per me farà molta strada. In quanto alla sceneggiatura, posso dire che l'ho apprezzata perché ha dato ampio risalto al profilo psicologico. Non è cosa facile ordire una trama così elaborata che si fonda su un disturbo complesso quale è quello da cui è afflitto Kevin. Il modo in cui tutto è stato poi fuso con la componente fantasy e horror mi è piaciuto non poco. Certo, qualche parte può risultare monotona, ma subito dopo avviene qualcosa che fa montare sempre di più la tensione fino a sfociare nel finale liberatorio. Poi, proprio poco prima della chiusa, c'è una novità stratosferica con Bruce Willis. E con questo colpo da maestro, il regista ha dato vita a un universo cinematografico condiviso che, inaspettatamente, era iniziato anni addietro. Insomma, per me "Split" è stato molto godibile, non eccitante al cento per cento, ma insolito e diretto e interpretato con perizia.
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