Opinione su Cent'anni di solitudine - Gabriel García Márquez: "Cent'anni di solitudine": la ricerca delle radici identitarie

"Cent'anni di solitudine": la ricerca delle radici identitarie

14/04/2016

Vantaggi

Possibilità di avvicinarsi e di capire i grandi problemi del Sudamerica.

Svantaggi

Nessuno.

Tutto sommato credo che la letteratura sudamericana sia ancora un arcipelago poco battuto e sostanzialmente ignoto al grande pubblico. Tuttavia, nel caso di Garcia Marquez, le cose sono diverse. Pubblicato verso la fine degli anni '60, "Cent'anni di solitudine" è diventato con il tempo un vero bestseller a livello mondiale, e molto apprezzato anche in Italia. Nel complesso, ritengo che il compito di chi si mette nella posizione di scrivere qualcosa intorno ad un libro sia quello di "introdurre" il lettore alla comprensione del libro stesso e del suo autore. La trama in genere se la scopre il lettore, mentre il signicato generale dell'opera è forse ancora più importante della trama in sé. Nel caso di Garcia Marquez, mi sento di dire che l'autore è il tipico esponente della "nuova" letteratura sudamericana, che si contraddistingue per l' "impegno" dello scrittore in campo sociale, teso quasi sempre nel tentativo di far emergere i gravi problemi sociali che attanagliano da sempre il Sudamerica, che, una volta, era detto "Il cortile di casa degli Stati Uniti", un'espressione efficace a far intendere il grado elevato di sudditanza dei paesi sudamericani rispetto al potente fratello nordamericano. Più indietro nel tempo, il Sudamerica dipese dalla Spagna, ed infatti qui si parla spagnolo dappertutto, tranne che in Brasile, dove la lingua è il portoghese. Garcia Marquez potrebbe sembrare uno scrittore "disimpegnato", nel senso che la trama e Macondo, il paese di cui si parla nel romanzo, hanno contorni magico-fiabeschi. In realtà Garcia Marquez, attraverso il magico e il fiabesco ci sta parlando della realtà del suo paese, la Colombia. La "storia delle generazioni" dei Buendia è il tentativo di andare oltre il presente, fatto di una secolare dipendenza da Spagna e Stati Uniti, per ritrovare le proprie radici, una propria identità e, quindi, la "libertà" della Colombia, libera da ogni "catena" che la storia le ha imposto. Garcia Marquez pertanto "rispetta" il ruolo che il nuovo scrittore sudamericano si è dato: ossia l'impegno a far aprire gli occhi al proprio popolo, spingendolo alla ricerca dell'"indipendenza" e della libertà dopo secoli di colonialismo e di neocolonialismo. Il "magico" c'è, ma non è fine a se stesso: Garcia Marquez ci vuole parlare d'altro, e cioè, attraverso Macondo, della Colombia e della necessità che il suo popolo riscopra le proprie radici identitarie per essere "finalmente" libero. Questo a me pare il "messaggio" di "Cent'anni di solitudine", un messaggio che è tutt'altro che "fantastico" e fuori dal mondo.
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