Opinione su La Casa delle Bambole - Ghostland (Pascal Laugier- 2018): Fenomenologia di un film
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Fenomenologia di un film
4/5 03/11/2019
Vantaggi
Personaggi e narrazione
Svantaggi
nessuno
Quando il registra francese Pascal Laugier regalò al cinema horror la sua pellicola più famosa e controversa non era certo al suo esordio, né quella poteva fregiarsi del titolo di prima opera legata alla corrente del nuovo estremismo francese. Martyrs è stato però il suo film più famoso e memorabile, asceso per direttissima all’Olimpo dei film-che-forse-non-avete-ancora-visto-ma-che-dovreste-assolutamente-recuperare grazie a quel delicato insieme di dolore e paura attraversato da lontani echi di torture porn ed exploitation ammantati da un’aura metafisica. Ma il punto di partenza per parlare di Laugier e del suo ultimo film, La Casa delle Bambole non dev’essere l’impossibile confronto con Martyrs o la conta delle differenze tra pellicole, quanto l’individuazione dei denominatori comuni di ogni suo lavoro: la sofferenza umana declinata con pazienza e dedizione in tutti i modi possibili e l’irresistibile richiamo del plot twist. In tutti i film di Laugier, presto o tardi, il punto di vista narrativo fa una capriola e costringe lo spettatore ad esclamare “parbleu!“. Succede anche in Ghostland, nonostante i numerosi indizi sparpagliati ovunque già dai primi minuti della pellicola. Una madre sola con due figlie adolescenti – Beth e Vera – la vecchia casa ereditata da una parente eccentrica, il giornale che narra di due pericolosi maniaci del luogo che uccidono i genitori e seviziano le ragazzine, gli interni della vecchia casa infestati da bambole spaventose e inquietanti oggetti da collezione. Una delle due ragazzine esclama persino che le sembra di trovarsi nella casa di Rob Zombie. L’altra fino a poco prima citava H.P. Lovecraft, evocatore di eventi nefasti e impossibili per eccellenza.
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