Opinione su Notre-Dame de Paris - Victor Hugo: UN CAPOLAVORO OTTOCENTESCO

UN CAPOLAVORO OTTOCENTESCO

5/5 13/05/2020

Vantaggi

UN CAPOLAVORO OTTOCENTESCO

Svantaggi

non ci sono svantaggi

“Notre Dame de Paris” è una pietra miliare della letteratura classica. Uno dei tanti capolavori di Hugo, questo romanzo drammatico, dalle tinte grottesche, narra soprattutto del sentimento più umano del mondo: l’amore. L’amore della giovane e bella Esmeralda, zingara appena giunta a Parigi, verso l’affascinante capitano delle guardie Phoebus, eroe dai lati oscuri. Ma la splendida gitana, nello scenario parigino ottocentesco, per merito della sua grazie e del suo fascino, conquista il cuore di Frollo, arcidiacono della cattedrale, che incaricherà Quasimodo, lo storpio campanaro divenuto oramai sordo, di rapirla. Da qui, lo svolgimento dell’intero romanzo, che ruoterà attorno a Notre Dame ed alle numerose sfaccettature dell’amore, che ci faranno a vivere la gioia, il dolore, la desolazione e la drammaticità di luoghi e persone dell’epoca medievale. L’ho già scritto nelle prime righe e mi ripeto: il romanzo in questione è un autentico capolavoro. Per i meno costanti, le prime sessanta pagine del libro possono risultare ostiche, complici le descrizioni prolisse e minuziose, quasi maniacali, che Hugo si propone della città e della cattedrale stessa, ma superato questo primo ostacolo, si legge tutto d’un fiato. Stile impeccabile, associato tanto alla capacità di trasportare il lettore nell’oscura Parigi medievale quanto di rendere i personaggi vivi, tangibili, reali. Ho provato, durante la lettura, tutte le sfaccettature dell’amore narrato in quelle pagine: quello lascivo di Phoebus, quello idealistico di Esmerdalda, quello dissennato di Frollo, quello rassegnato di Quasimodo. È stato il secondo romanzo di tutta la mia vita ad emozionarmi veramente, sino a farmi sfociare nelle lacrime finali (e questo, in assoluto, non era mai accaduto). Non solo l’ho apprezzato, ma l’ho vissuto, parola dopo parola, trasformandomi a tratti in questo od in quell’altro personaggio. Lo consiglierei? Sì, sì ed ancora sì. Al contrario, non riuscirei mai a perdonare un lettore assiduo di non annoverare, nel suo elenco, questa meraviglia della letteratura mondiale.
opinione inserita da blase
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