Opinione su Seven: Seven: due detective, sette peccati capitali
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Seven: due detective, sette peccati capitali
3/5 05/12/2019
Vantaggi
Trama, cast, atmosfera, personaggi
Svantaggi
Finale prematuro e affrettato, non adatto a tutti
Seven è un film thriller americano del 1995 diretto da David Fincher e con protagonisti due detective agli antipodi interpretati da Morgan Freeman (William Somerset) e Brad Pitt (David Mills). Quest’ultimo è giovane e audace, a tratti arrogante, da poco trasferitosi in città con l’amata moglie (Gwyneth Paltrow); Somerset è invece un uomo prossimo alla pensione e con anni di esperienza alle spalle, di poche parole. I due si trovano fianco a fianco a lavorare su un caso che all’inizio sembra un normale omicidio, ma che poi inizia a ingigantirsi con altri assassinii, tutti avvenuti in maniera macabra e tutti riconducibili ai sette peccati capitali. In breve tempo, i detective devono cercare non solo di superare gli ostacoli delle loro personalità divergenti, ma anche tentare di far luce sull’omicida (Kevin Spacey) per acciuffarlo prima che mieta altre vittime. All’inizio è difficile avere un quadro psicologico del killer in quanto non si ha alcuna sua traccia, ma l’arguzia e le conoscenze di Somerset e la destrezza di Mills saranno fondamentali per trovare la pista giusta. Al contempo, il film opera uno sviluppo delle personalità dei detective fornendo dei piccoli assaggi delle loro vite private, soprattutto di quelle di William e della moglie Tracy. Durante tutto il tempo, la trama si costruisce poco per volta attraverso piccoli passi in avanti facilmente comprensibili. Diverse scene hanno un impatto eccitante, non latita neanche l’azione più classica, mentre altre - poche -sfiorano il limite del ribrezzo. Ad ogni modo, Mills e Somerset sostengono la vicenda con i loro caratteri predominanti dando vita a un duo complementare. Freeman e Pitt mi sono sembrati veramente azzeccati per i loro rispettivi personaggi e hanno saputo sviluppare un’alchimia fondamentale per la riuscita della storia. Per l’intera durata si avverte un’atmosfera d’altri tempi, sulla scia dei film investigativi più classici e datati. Si intuisce come la regia abbia voluto portare sullo schermo sfondi ben precisi, sempre irrorati da una pioggia scrosciante, anche quando il sole dirompeva tra i palazzi con i suoi raggi. Quando il film giunge al capolinea del caso e si raggiunge un parossismo emotivo inatteso, le aspettative vengono disattese nell’arco di pochissimi minuti. L’epilogo si risolve in un paio di scene che hanno compresso tutto senza dare sfogo adeguato alle parti finali degli archi narrativi dei protagonisti. Un finale decisamente facilone dal mio punto di vista che non mi ha soddisfatta come credevo. Lungo tutto lo svolgimento della storia mi ero immersa totalmente nell’investigazione e, proprio quando si era prossimi alla risoluzione e il caso era persino arrivato a coinvolgere pericolosamente da vicino uno dei due detective, la sceneggiatura si è impigrita inaspettatamente, andando quasi a nullificare le sensazioni emozionanti che lo avevano preceduto. Ciò non toglie che ‘Seven’ sia stato piacevole da vedere, soprattutto perché retto da una sceneggiatura insolita, non macchinosa e da dialoghi precisi e cerebrali, oltre che da un cast di prim’ordine e momenti suggestivi e memorabili. Ripeto, mi dispiace solo per il finale poco sviluppato.
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