Opinione su Argo: Argo, Tony Mendez e la storia di sei ostaggi a Teheran

Argo, Tony Mendez e la storia di sei ostaggi a Teheran

02/09/2020

Vantaggi

Trama, regia, basato con abbastanza fedeltà su avvenimenti reali, inportante per capire un evento storico

Svantaggi

Potrebbe essere impegnativo per qualcuno


Nel novembre del 1979, nel pieno della rivoluzione iraniana a Teheran, accadde un evento che affossò l'amministrazione del presidente americano Jimmy Carter e, cosa più importante, mise a rischio la vita di 52 uomini e donne che prestavano servizio presso l'ambasciata statunitense sita nella capitale iraniana. Altri sei diplomatici riuscirono invece a sfuggire alla cattura e trovarono riparo presso la residenza dell'ambasciatore canadese, Ken Taylor. La storia della fuga dal Paese di queste sei anime ha del rocambolesco e, proprio per questo, fornisce il materiale migliore per dare vita a un film in puro stile hollywoodiano, servendosi cioè di grandi nomi e precise e imponenti ricostruzioni storiche, talvolta atte a enfatizzare il valore degli Stati Uniti, sebbene questa volta c'entri anche il prezioso contributo del Canada. Tutto ciò viene narrato in "Argo" (2012), in cui Ben Affleck è alla regia ma interpreta anche il protagonista Tony Mendez, un agente della CIA incaricato di trovare un modo per portare avanti il progetto di esfiltrazione dei sei, che ben presto potrebbero essere individuati dai militanti iraniani e fatti prigionieri come gli altri cinquantadue.
Un riassunto degli eventi apre la pellicola, così da introdurre al meglio lo spettatore più ignaro nei confronti di questo avvenimento che avrà fine solo nel 1981.
Sottraendosi al rischio di retorica, ruffianeria e futilità varie, la storia prende subito l'abbrivio, espone i fatti salienti e prepara quindi il terreno per l'entrata in scena di Tony Mendez, che costituirà un chiaro esempio del tipico personaggio tanto amato dall'industria cinematografica a stelle e strisce: l'uomo esperto nel suo campo, inarrendevole, scaltro, che in questo caso, grazie alla sua volontà di ferro, mette in piedi e porta avanti una operazione rischiosa (dal nome Canadian Caper) ma non impossibile. Nella sceneggiatura si amalgamano più elementi, a partire da quelli legati al piano della CIA, passando poi per la corsa contro il tempo che devono fare gli agenti per evitare che gli iraniani scovino anche i sei diplomatici, senza tralasciare la parte più inverosimile ma effettivamente reale riguardante il contributo di un truccatore e di un regista che aiuteranno Mendez a far finta di star producendo un film, "Argo", e di volerlo girare proprio nei territori dell'Iran. Questo è l'escamotage per far uscire i sei dalla residenza a rischio dell'ambasciatore canadese e per portarli fuori dal Paese: fornire di documenti e identità fasulle i diplomatici, farli spacciare per una troupe cinematografica canadese di cui farebbe parte anche lo stesso Mendez sotto mentite spoglie, e cercare di aggirare i vari controlli prima di prendere l'aereo. È un'impresa non priva di rischi, in cui politica, operazioni segrete e difficoltà di ogni sorta potrebbero mettere a repentaglio le vite di tutti gli americani coinvolti.
Scegliendo di avanzare con costanza sul filo della tensione, "Argo" si alimenta di momenti concitati e scene al cardiopalma, ma nel fare ciò non si fa piegare dalla necessità di ricostruzioni romanzate, che pure nei film basati su fatti veri non mancano mai. Invece opera solo con la realtà perché è già abbastanza bizzarra e cinematografica di suo.
Di spiegazione in spiegazione, la suspense trova modo di sfociare quando giungono i momenti cruciali. E se durante la visione ci si ritrova coinvolti totalmente sul piano emotivo, è soprattutto grazie all'efficacia della ricostruzione storica e alla potenza della messinscena di ogni circostanza. È per questo che sul finire si prova una catarsi vera e propria, quasi come quella che avranno provato i sei americani che sono riusciti a eludere i controlli e a uscire dall'Iran in extremis.
Ma "Argo" non arresta la sua corsa non appena finisce di raccontare la sua storia, ovvero quella del piano di Mendez; decide invece di fornire una panoramica completa della faccenda e rendere noto ogni singolo dettaglio necessario alla comprensione totale dell'evento. In più, si avrà agio di lodare la strabiliante somiglianza tra attori e personaggi reali.
Ben Affleck, dal canto suo, fa mostra di una sicurezza che non sempre gli appartiene quando si trova a recitare. In "Argo", in virtù del suo ruolo di protagonista, regista e produttore, profonde un impegno magistrale. Sa di doversi misurare con un noto e delicato pezzo di storia ed è altrettanto cosciente di dover interpretare un personaggio vero, rinomato e vivo e vegeto all'epoca della produzione del film. Dunque alla sicurezza che sfoggia si aggiunge anche una consapevolezza totale nei confronti della rilevenza di ogni fattore dell'intero progetto. E benché nella recitazione dimostri meno legnosità del solito, è nella regia che emerge una destrezza impensabile. Il suo film è compatto, comprensibile, avvincente e privo di quella pesantezza che talvolta attanaglia le produzioni basate su accadimenti storici di grande portata.
Alla fine il mondo del cinema una pellicola chiamata "Argo" la ha avuta veramente. Certo, non è stata quella di fantascienza con divinità aliene che combattono contro gli umani creata ad hoc come copertura, bensì una che è approdata realmente nei cinema e che ha raccontato un'avventura non meno epica, ancor più suggestiva perché vera e talmente tanto apprezzata da essersi portata a casa tre premi Oscar: miglior sceneggiatura non originale, miglior montaggio, miglior film.

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Altre opinioni degli utenti su Argo

  • locusta91
    opinione inserita da Anonimo il 26/01/2021
    Ambientato nel noto Teheran nel periodo post anni 70, durante quell'operazione segreta americana per riuscire a far fuggire i sei cittadini d'America nascosti nell'ambasciata canadese. L'avevo già vis...
    Continua a leggere >
    emozionante l'ultima parte; film coinvolgente e ispirato alla storia
    romanzata e accentuata la parte più improbabile finale