Opinione su Il canto dell'elefante - Wilbur Smith: Possiamo non essere d'accordo ma dobbiamo tenerne conto

Possiamo non essere d'accordo ma dobbiamo tenerne conto

17/07/2018

Vantaggi

Traspira amore per l'Africa, l'ambiente e gli animali, descrizioni realistiche,

Svantaggi

Alcuni momenti lenti e una "scaletta" già vista


Proprio oggi ho terminato di leggere il romanzo di avventura di Wilbur Smith intitolato "Il canto dell'elefante".
Per la verità bisogna dire che si tratta di una pubblicazione decisamente in là con gli anni, essendo del 1991, ma di certo non è una buona scusa per non leggere un romanzo.
Il libro fa parte della collana TEA Editore Longanesi, e consta in ben 469 pagine, dunque non propriamente una lettura veloce, bisogna comunque considerarlo....

Per capire ciò di cui stiamo parlando è necessario comunque dire qualcosa sulla storia e sui personaggi. (anche se comunque la copertina che ritrae un elefante e il titolo, è abbastanza esaustiva per lo meno sull'argomento trattato=.


GOCCE DI TRAMA

Inizialmente si parte col presentare Daniel, ranger del Parco Nazionale di Chiwewe nello Zimbawe poi diventato documentarista, torna appunto in quelle terre per girare un documentario sull'abbattimento legale e "controllato" di un branco di elefanti, intervistando un suo grande amico, Johnny Nzou che è il direttore del parco, dove tutto viene ripreso e ne viene spiegato il motivo.
Un lavoro decisamente duro quello del ranger perchè è noto il valore delle zanne, tanto da essere denominato "oro bianco".
Ecco appunto che il solito miliardario asiatico venga attirato proprio da questo tesoretto, cercando di impadronirsi di zanne marchiate e quindi legali.
Per una serie di eventi, Daniel prima di partire, scopre che l'amico, la sua famiglia e gli altri ranger sono stati barbaramente uccisi e l'oro bianco, trafugato.
Tutto il libro si concentra su come un singolo uomo possa insistere per arrivare a raggiungere la verità e a vendicare il proprio amico, scoprendo a proprie spese che il piano di questo miliardario non si limita a quella singola parte di bottino ma c'è di mezzo molto di più, politica e potere.

COMMENTO PERSONALE

Ovviamente il libro tratta l'argomento sui mercenari che si occupano non solo di rubare le zanne, non si fermano davanti agli animali che debbono essere uccisi, ma nemmeno dalle persone che devono essere eliminate perchè testimoni.
E nel dettaglio, poco alla volta si capisce anche che questo orientale non si ferma davanti a nulla pur di calmare la propria sete di potere, usa le persone per i propri scopi, esauriti i quali, anche queste smettono di avere un qualunque interesse e possono anche essere eliminate.

Molto realistiche le descrizioni degli ambienti in cui si svolge l'azione, soprattutto del territorio africano che Wilbur Smith ben conosce e apprezza, che a sua volta fa conoscere anche al lettore.
Mi sono appassionata alla storia, un po' perchè non sapevo ci fossero degli "abbattimenti controllati" per tenere sotto controllo il numero degli animali, e poi, per quanto riguarda la storia, ovviamente per una persona comune non è molto facile avere notizie e rintracciare, nonchè contrastare, un miliardario con una enorme sete di potere, che coinvolgerà anche l'economia e la politica. Cosa può fare un semplice documentarista per scoprire la verità?

Nel complesso un libro equilibrato, dove si mixano varie componenti tra cui l'ambiente (la foresta incontaminata e tutti quelli che la abitano e gli effetti prodotti da chi pensa a tutt'altri scopi) la libertà degli animali e dei diversi popoli, l'amore per l'Africa e l'arroganza di certi ricconi a cui il potere non basta mai, (imbroglioni disposti anche a distorcere la verità pur di far assecondare persino l'opinione pubblica... ma poi la verità è molto diversa), e anche un finale piuttosto movimentato.

Ho riflettuto molto quando nel libro c'era un amministratore delegato che spiegava - e cito testuali parole: "la tendenza generale è verde.... Possiamo non essere d'accordo con questa nuova passione per la natura e l'ambiente ma dobbiamo tenerne conto".
Frutto di una riflessione consapevole con cui manovrare non solo il pensiero di tutti i propri soci, ma più avanti anche l'opinione pubblica.
Infatti è proprio questa frase che ha ispirato il titolo della mia opinione su "Il canto dell'elefante".

Confesso che comunque il romanzo ha alcuni momenti molto lenti, diciamo nella parte centrale, in cui ho fatto fatica a proseguire con la lettura ma ho dovuto spezzettarla, salvo poi recuperare sul finale dove tutto avviene molto in fretta.
Per quanto riguarda la trama comunque è abbastanza lineare, nel senso che ci sono alcuni colpi di scena, ma tutto sommato non è stato inventato nulla di strano... lo stesso copione avviene ancora oggi con libri o film simili, ad esempio la morte di una persona particolarmente odiosa che avviene in maniera orribile quasi che anche il lettore assapori la vendetta, un secondo personaggio che viene rapito e poi liberato e alcuni dettagli già visti.

Nel complesso comunque il libro mi è piaciuto perchè è veritiero per certi aspetti (ovviamente i mercenari di avorio esistono eccome oppure far cadere un politico di vecchia data perchè non accetta il cambiamento per mettere invece al potere qualcuno di più gestibile) e verosimile per altri, (non tutti sono ciò che sembrano) una trama credibile, che sta in piedi, che ha senso.

Anche se si tratta di un volume datato e abbastanza corposo e alcuni momenti lenti, lo consiglio.

Questa opinione rappresenta il parere personale di un membro di Opinioni.it e non di Opinioni.it.

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rossella1978

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  • jackb60
    opinione inserita da jackb60 il 28/04/2020
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    bella storia
    nessuno