Opinione su Il richiamo della foresta - Jack London: "Il richiamo della foresta": le voci della natura ci chiamano
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"Il richiamo della foresta": le voci della natura ci chiamano
5/5 08/03/2016
Vantaggi
Forte appagamento emotivo, specie per i lettori contemporanei.
Svantaggi
Dal mio punto di vista, non ne vedo.
Questo di Jack London, "Il richiamo della foresta", è il terzo romanzo per "ragazzi" di cui mi occupo quest'oggi. Ma, come per gli altri due, l'etichetta "romanzo per ragazzi" va un po' stretta a questo splendido romanzo d'avventure. "Il richiamo della foresta" è ambientato nei mitici anni della ricerca dell'oro, e il protagonista assoluto è Buck, un cane straordinario, reso ormai quasi del tutto "domestico", ma che, "riportato" in certi ambienti ancora selvaggi e non tocchi dalla civiltà dell'uomo, "abbandona" il suo padrone per aggregarsi ad un branco selvaggio di lupi, di cui diviene, dopo una serie sofferta di "prove", addiritura il capobranco. La figura di Buck giganteggia nel romanzo, ma, almeno a mio parere, difficilmente "spiega" il motivo fondante dell'immediato successo editoriale di Jack London, il quale dovette "toccare" con questo suo tema corde molto sensibili nei lettori del suo tempo. Oggi le cose non sono molto diverse: gli spazi sterminati in cui si muove Buck, il fascino che determinati ambienti naturali esercitano "anche" sul lettore moderno spiegano bene l'intramontabile successo di questo romanzo. London era un grande viaggiatore, ed era irresistibilmente attirato dai grandi spazi naturali selvaggi. Attraverso Buck noi forse dovremmo vedere lo stesso London, che, come il suo cane, subiva il fascino del "selvaggio". Ritornare a vivere "dentro" la natura, abbandonando la "civiltà" era probabilmente un'aspirazione forte non soltanto di London, ma anche dei suoi innumerevoli lettori. E se oggi gli spazi sterminati descritti da London attirano irresistibilmente anche noi moderni, ciò significa cje lo scrittore, ancora agli inizi del secolo scorso, aveva toccato un tema che oggi è largamente condiviso da molti di noi: l'amore per gli animali e la natura. Insomma, la lettura del "richiamo della foresta" ti trascina verso "ecosistemi" che ci piacerebbe molto, ma molto condividere. E questa sensazione può essere vera per i ragazzi, ma è molto più vera per gli adulti, che insistentemente e a gruppi sempre più numerosi "cercano" di avvicinarsi sempre più ad ambienti sani e paesaggisticamente fascinosi. "Il ritorno alla natura" oggi non è più l'aspirazione di uno sparuto gruppo di "Hippies", ma la tensione di milioni tra di noi. London, come dicevo, "imbroccò" un tema fondamentale dell'epoca contemporanea, ossia il crescente desiderio di lasciare il cemento per avventurarsi verso territori dove la natura regni sovrana. Ciò, a mio parere, costituisce il motivo di fondo del successo del "Richiamo della foresta". La "foresta", cioè le nostre "radici" lontane ci chiamano: e noi siamo irresistibilmente attratti da quelle voci.
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