Opinione su L'arte di ottenere ragione - Arthur Schopenhauer: "L'arte di ottenere ragione": la retorica al servizio della "non verità"

"L'arte di ottenere ragione": la retorica al servizio della "non verità"

4/5 12/03/2016

Vantaggi

Come annientare l'avversario (a torto o a ragione)

Svantaggi

Possibile "incitamento" alla cattiveria (gratuita)

"L'arte di ottenere ragione" di Schopenhauer intriga abbastanza il lettore, anche perché la "predica" proviene da un pulpito di notevole prestigio. Schopenhauer è un filosofo di prima grandezza, abituato a lavorare di fino con il grimaldello della ragione: con questa sua opera, egli potrebbe sembrarci persino cinico, allorché egli afferma, tra le righe, che l'importante in una discussione è "vincere", a prescindere dai contenuti di verità della propria tesi. In realtà il nostro filosofo non è un cinico, ma un grande ragionatore che, proprio per gli studi intrapresi, ha grande dimestichezza con i maestri della retorica, a partire da Aristotele. Venendo ora ai punti salienti dell'opera, Schopenhauer afferma che le "basi" per ottenere vittoria anche contro il più agguerrito avversario in una discussione si riducono sostanzialmente a due soltanto. La battaglia può essere combattuta "ad rem" oppure "ad hominem". Nel primo caso ("ad rem") riesci a vincere perché, nel complesso, sai trovare argomentazioni più convincenti del tuo avversario: magari sei più colto/a di lui e, insomma, il tuo bagaglio di conoscenze ti permette di vincere. Il secondo caso (quello "ad hominem") è un po' più "canagliesco", nel senso che, ritenendo che le argomentazioni del tuo avversario siano "troppo" vere ed evidenti per essere confutate, non ti resta altro che l'attacco frontale "contro l'uomo". Come si può fare? Per esempio, "sminuendo" a tutta birra chi ti sta di fronte, individuando tutti i suoi difetti, veri e presunti, in modo da renderlo sempre meno credibile agli occhi degli "ascoltatori". E' questa una tecnica molto "avvocatesca", e, per certi aspetti, moralmente spregevole, ma che può dare i suoi frutti. Come si dice: "Chi insulta per primo, insulta e vince due volte", specie se colpisce talmente duro da non lasciare il tempo all'avversario di rispondere "subito" all'offesa. Un'offesa infatti che disonora va contrastata "Immediatamente", perché non esistono, nel campo delle dispute feroci, i "tempi supplementari": o l'onta la lavi subito, o, agli occhi della gente, sei marchiato/a. Bene. Ottima opera, e grande Schopenhauer.
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