Opinione su Murata viva - Leila: Agghiacciante! Delusa! Terribile!
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Agghiacciante! Delusa! Terribile!
5/5 27/07/2020
Vantaggi
Consigliato a chi ha letto... A chi si chiede come sia la vita (a volte) di quelli che ci vivono accanto
Svantaggi
personalmente non trovati
È mezzanotte. Leila, giovane marocchina cresciuta in Francia, sta dormendo della piccola stanza che condivide insieme ai fratelli, quando la madre la sveglia. Le ordina di mettersi il suo vestito più bello e di preparare il tè per l'uomo seduto sul divano della sala: lo deve accogliere come fosse un re. Leila non lo conosce. Eppure tra pochi giorni quell'uomo diventerà suo marito. Perché così ha deciso suo padre e, se lei oserà ribellarsi, la punizione sarà terribile. Per Leila è l'inizio di un incubo. Suo marito la tratta come una schiava, la picchia, la umilia. Per tre volte Leila tenta il suicidio. Solo la nascita di suo figlio Ryad le dà la forza di ribellarsi. A costo di essere ripudiata dalla famiglia, Leila chiede la separazione. ..... Agghiacciata. Arrabbiata. Delusa. Questi i miei stati d’animo mentre leggevo l’autobiografia di Leila (il nome è di fantasia, ma la sua storia è tragicamente vera). Agghiacciata, perché la vita di Leila (nata in Francia da una famiglia marocchina) diventa un inferno sin da quando è piccolissima, non appena le nasce il primo di tanti fratelli maschi. Da quel momento Leila, pur essendo ancora una bambina, diviene l’aiutante della madre, la seconda donna di casa destinata a fare praticamente tutto. Perché i maschi (e sono tanti in famiglia, tra padre e fratelli) non devono fare nulla, quella è la legge. Che sia il riordinare dopo aver giocato, versarsi il caffè alla mattina (se Leila si attarda, i fratelli si siedono semplicemente a tavola e aspettano che sia lei a portare la colazione), lavare le tazze prima di partire, svuotare il portacicche dopo che loro hanno passato ore a fumare in soggiorno, e a conversare (mentre Leila, oltre a studiare, ha nel frattempo lavorato con la madre, e badato ai fratelli più piccoli). E le cose non peggiorano con il passare degli anni, anzi. E’ uno sprofondare in un girone sempre più nero, con crisi continue di Leila, che vorrebbe ribellarsi e viene risucchiata e annichilita. Arrabbiata, perché non è possibile che nella Francia dei giorni nostri (ma queste cose potrebbero accadere anche tra le mura di un appartamento nel nostro stesso condominio)una giovane donna, una volta sviluppata, divenga per la sua famiglia e per la società che la circonda semplicemente una “membrana” che deve rimanere chiusa (scusate la crudezza, ma così è: finché Leila rimarrà vergine, avrà un valore; se no, sarà solo carne adulterata di cui disfarsi…); e così la verginità diviene l’ossessione di Leila, ogni contatto con estranei diviene sospetto, ogni conversazione con maschi che non siano padre/fratello diviene proibito, e basta che Leila si metta una gonna un po’ più corta o un filo di trucco per uscire perché i vicini mormorino, e i genitori siano costretti a portarla di corsa dal ginecologo, per avere il “certificato di imene intatto” da esibire a difesa del suo onore. Delusa, perché nella vita di Leila il ruolo peggiore lo giocano le donne. A cominciare dalla madre, che pure ricorda di avere avuto una vita-inferno identica e non fa nulla per risparmiarla alla figlia (tutte le sofferenze sono ripagate, se si ottiene la benedizione di avere tanti figli maschi!), fino alla suocera, orrenda figura di matriarca la cui vita ruota tutta intorno all’adorazione del figlio e per cui la nuora, una volta entrata in casa, diviene una sorta di serva personale, senza diritti e senza considerazione. E purtroppo non è una storia di vittoria, perché Leila (forse) reagisce, ma l’inferno brucia ancora tutto intorno.
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