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2 Opinioni per Accabadora - Michela Murgia
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  • camoli
    Accabadora di Michela Murgia
    opinione inserita da camoli il 01/07/2023
    Un viaggio nella Sardegna degli anni '50, Michela Murgia ci porta nel cuore della tradizione sarda, con descrizioni meticolosamente dettagliate e vive. Una storia di una bellezza cruda, quasi reale. Ma anche una storia che tocca tematiche moderne, come quello dell'eutanasia, spiegate dal punto di vista acerbo ed innocente di una ragazzina che non ha ancora la capacità di vedere quello che il futuro ha in serbo per lei. Durante tutto il romanzo, che si svolge in tempo cronologico con alcuni flashbacks, seguiamo la piccola Maria Listru diventare figlia adottiva di una zia sterile con una professione di cui tutti sono a conoscenza, ma nessuno ne vuole parlare. «Non dire mai: di quest'acqua io non ne bevo» saranno le parole che faranno riflettere la piccola Maria e mettere in dubbio tutta la sua vita, rivalutando al finale la sua visione sull'eutanasia. Romanzo adatto a tutti, grandi e piccoli.
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    economico, piccole dimensioni
    nessuno
  • blase
    Tradizioni e supestizioni
    opinione inserita da blase il 05/12/2020
    Da leggere assolutamente. Bravissima l'autrice. Scrivere con classe di un tema così importante e delicato come l'eutanasia non è affatto facile. Murgia, con grande eleganza letteraria, è riuscita a ridare la giusta connotazione sociale e culturale ad un "dibattito" di cui si sono appropriati inopportunamente e prepotentemente la politica e la religione più ortodossa. Il valore della vita è un valore assoluto, e su questo non c'è alcun dubbio sia per coloro che credono ed hanno fede in Dio, sia per i laici non-credenti che si contraddistinguono per i sani principi etici e morali delle culture più antiche e delle democrazie occidentali. Il dolore e la sofferenza, l'irreversibile e straziante perdita delle funzioni intellettive e cognitive, rimangono sempre un fardello familiare, e molto spesso né la politica né la religione riescono a "partecipare" e ad alleviare un dramma umano che apre violentemente la porta a soluzioni che solo chi ergendosi a supremo detentore dell'etica e della morale divina e terrena insieme, non riesce a concepire come possibile e doloroso gesto liberatorio di un'anima imprigionata e di una speranza familiare negata.
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    Siamo di fronte ad una scrittrice di razza che ci conduce nella Sardegna più profonda e più schietta, dove sopravvivono costumi antichi come le "fill'e anima". La piccola Maria, protagonista del libro, è appunto una "fill'e anima". Ma questa non è la sola traccia della tradizione dell'isola perché l'altra protagonista, che dà il titolo al romanzo, è colei che pratica l'eutanasia ai vecchietti che non riescono ad andarsene all'altro modo con le sole proprie forze. Un racconto coraggioso quello di Michela Murgia che è solo viziato dal capitolo, per me un po' incongruo, in cui la protagonista si sposta in una grande città del nord da cui dovrà fuggire piena di vergogna.
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