Canti di Castelvecchio - Giovanni Pascoli

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4,6/5Pubblicata il 18/02/2019
Consigliato

“I "Canti di Castelvecchio": Pascoli tra casa e campagna”

VantaggiUna raccolta che vale a capir meglio l'indole solitaria di Giovanni Pascoli
SvantaggiL'unico "svantaggio" è quello di non comprendere l'assoluta "compenetrazione" fra Pascoli e Castelvecchio
Oggi l'antica "Castelvecchio" si chiama "Castelvecchio Pascoli". Ed è giusto così, perché Castevecchio fu la "casa" o, "nido" privilegiato di Giovanni Pascoli. Il poeta Pascoli trova qui l'ambiente più adatto a un uomo pensoso e riservato com'Egli era. Egli qui infatti si muove tra "casa e campagna". E quando dico "casa", intendo gli affetti familiari, soprattutto quelli che non c'erano più, in particolar modo la madre, a cui Pascoli era legatissimo, e alla quale dedica, da par suo, liriche struggenti. Ma tutta la raccolta è, per così dire, ricolma dei ricordi nostalgici per i cari ormai scomparsi di Giovanni Pascoli: oltre a quello della madre, riemerge il ricordo altrettanto struggente del padre, di cui la "Cavalla storna" è testimonianza poetica imperitura. E quando dico "campagna" intendo il rapporto quasi viscerale che lega il poeta Pascoli agli ambienti rurali, in particolare al mondo degli uccelli, che per Lui non erano mai "anonimi", ma per i quali egli trovava sempre il "nome": un uccellino non è mai un semplice "uccellino", ma un "passero", un "pettirosso", una "capinera". Così accadeva anche per i paesaggi, dove ogni albero aveva il suo nome "unico", mentre le atmosfere di quei paesaggi venivano rievocati con immagini simboliche che rinviano, spesso, alla personalità del Pascoli, il quale, come dicevamo, era estremamente solitario e riservato . In questo senso, vorrei qui ricordare una lirica come "Nebbia", che, nel suo simbolismo, rispecchia in pieno la natura solitaria del poeta, che pare volersi negare a qualsiasi occhio. La "Nebbia" del Pascoli è infatti "protettiva", per così dire, della sua "privacy": essa non soltanto "nasconde le cose lontane", ma protegge il poeta solitario da occhi indiscreti. In conclusione, i "Canti di Castelvecchio" costituiscono la "summa" della concezione esistenziale del poeta Pascoli, il cui unico anelito era quello di vivere soltanto tra "casa e campagna".

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