Opinione su Dario Hübner: Questo si che sapeva segnare
Questo si che sapeva segnare
19/01/2017
Vantaggi
Goleador di razza. Numeri da leggenda.
Svantaggi
Non bello da vedere e non ha giocato mai in un club importante, ne in Nazionale.
Una delle esemplificazioni più fulgide di questa constatazione è costituita dall'attaccante Dario Hubner.
Un goleador capace di andare in doppia cifra per ben 11 stagioni consecutive e vincere il titolo di capocannoniere in serie A, B e C.
Impresa riuscita solo da un altro bomber di provincia, Igor Protti.
Basti pensare che nella sua lunga carriera, Hubner ha realizzato oltre 300 reti.
Uno score che può essere vantato solo da grandissimi attaccanti.
Cifre che acquisiscono ancora più valore se si considera che tali impressionanti risultati sono stati raggiunti militando sempre in squadre di periferia.
La gavetta dell'attaccante triestino di origine tedesca è lunga e lo porta in serie B solo a venticinque anni ed in A addirittura a trenta.
Dopo il titolo di capocannoniere in seri C con il Fano, è il Cesena che lo ingaggia mettendolo al centro dell'attacco.
Con la maglia bianca cesenate rimane per cinque stagioni in serie B.
Proprio con tale casacca centra il titolo di capocannoniere di categoria.
Finalmente, a trent'anni, è il Brescia a puntare su di lui per affrontare il campionato di serie A.
Hubner risponde alla grande e segna 16 reti, ma le rondinelle non si salvano e il prolifico goleador accompagna la squadra lombarda nella serie cadetta.
Due annate passate nel Purgatorio della seria B, sempre segnando oltre venti reti a torneo, e arriva il ritorno in A.
In questa sua seconda esperienza, Dario fa addirittura meglio dell'esperienza precedente.
Le reti alla fine dell'anno sono 17.
A trentaquattro anni, arriva una nuova opportunità in serie A.
Ad offrirla è il Piacenza, altro club non proprio di primissima fascia.
Hubner fa un vero miracolo.
Si laurea capocannoniere segnando ben 24 reti.
Impresa ancora più fantasmagorica se si tiene conto delle trentacinque primavere compiute dal bomber.
Sembra giunto il momento di coronare un sogno.
Nell'estate del 2002 viene aggregato al Milan per una tournée negli Stati Uniti.
La favola è sul punto di diventa realtà.
Il brutto (e vecchio) anatroccolo potrebbe trasformarsi in un bellissimo cigno.
I sogni, però, appartengono al mondo dell fantasia e difficilmente si trasformano in realtà.
Nelle tre occasioni in cui viene impiegato in rossonero, l'attaccante non segna e non convince.
Il Milan lo lascia tornare a Piacenza.
Ma Dario non si arrende.
Altra grande stagione quella successiva, con bel 14 gol insaccati, che però non riescono ad evitare la retrocessione del club piacentino.
E' il canto del cigno del campione.
Ma abbandonare i terreni di gioco non scalfisce assolutamente il suo pensiero.
Pur nelle serie semiprofessionistiche, protrae l'attività agonistica fino ai quarantaquattro anni senza mai perdere il vizietto del gol.
Da l punto di vista tecnico non si poteva definire la quintessenza della tecnica calcistica.
Non era assolutamente bellissimo da vedere, non aveva movenze da attaccante sudamericano, ma possedeva potenza e generosità in quantità industriali.
In area di rigore era letale.
Dotato di grande freddezza, era un eccellente calciatore di rigori.
Proprio per queste sue caratteristiche, per questo suo modo "operaio" di interpretare il ruolo di centravanti è stato ovunque il beniamino delle tifoserie.
Nonostante tutto questo curriculum da brividi, Hubner non ha mai avuto la soddisfazione di essere convocato da nessuna rappresentativa nazionale.
Nessun selezionatore federale ha preso in considerazione l'idea di avvalersi delle letali doti realizzative del goleador cresciuto nella Bora.
Una vera disdetta per lui e per tutti coloro che lo hanno amato (e vi assicuro che non sono pochi...).
Questa opinione rappresenta il parere personale di un membro di Opinioni.it e non di Opinioni.it.
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