Opinione su L'amica geniale - Elena ferrante: LENÙ, LINA, IL RIONE NELLA NAPOLI ANNI '50
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LENÙ, LINA, IL RIONE NELLA NAPOLI ANNI '50
4/5 09/04/2020
Vantaggi
Non si può negare che nel complesso "L’amica geniale" sia un bel romanzo.
Svantaggi
"L’amica geniale" termina lasciando addosso la sensazione di una lunga corsa che si schianta di colpo contro un muro appena svoltato un angolo e non riesco ad abbandonare il sospetto che questa conclusione sia stata pensata appositamente per spingere il lettore a comprare di corsa il secondo volume
Non si può negare che nel complesso "L’amica geniale" sia un bel romanzo. Dopo un incipit un po’ lento e “faticoso”, con salti continui da un piano temporale all’altro che rendono difficile comprendere l’esatta sequenza cronologica degli eventi, la lettura diventa scorrevole e accattivante. Il ritmo del racconto è molto vivace, al punto che si potrebbe dire che ne succede una dietro l’altra, e ogni pagina mette una gran curiosità di sapere cosa succede dopo. In fondo la trama cattura con facilità: non si può non empatizzare, almeno all'inizio, con Elena e Lila, due bambine che tentano di salvare se stesse e trovare un riscatto in un rione periferico napoletano, un microcosmo dominato dalla violenza, dalla povertà, dalla logica della sopraffazione, dall'assenza di speranza, e tuttavia descritto con realismo e sobrietà, senza mai scadere nel cliché o nel compiacimento bozzettistico. I personaggi sono tutti molto “concreti”, ben caratterizzati, e talvolta è notevole la sottigliezza con cui l’autrice sa scandagliare gli stati d’animo fino alle pieghe più sottili e nascoste. Ci sono, però, anche non pochi elementi negativi o quanto meno non pienamente positivi, che intaccano un po’ il piacere della lettura e mi impediscono di assegnare un punteggio più alto, a cominciare dal finale del libro. Si sa che la saga della Ferrante è composta da quattro volumi e non mi aspettavo che il primo fosse un romanzo autoconclusivo, ma non mi aspettavo neppure che fosse bruscamente troncato da un “finale” che in realtà non è affatto un finale, bensì una scena interrotta a metà. Capisco l’esigenza di creare suspense e invogliare i lettori a proseguire la storia, ma un romanzo, anche quando fa parte di una saga, deve pur avere una chiusura, un punto di arrivo netto. "L’amica geniale" termina lasciando addosso la sensazione di una lunga corsa che si schianta di colpo contro un muro appena svoltato un angolo e non riesco ad abbandonare il sospetto che questa conclusione sia stata pensata appositamente per spingere il lettore a comprare di corsa il secondo volume, divorato dalla curiosità. Bisogna assolutamente legge poi il secondo volume!!!! Storia del nuovo cognome...
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