Opinione su Marcovaldo ovvero Le stagioni in città - Italo Calvino: Marcovaldo, ovvero le stagioni in (una) città (degradata)

Marcovaldo, ovvero le stagioni in (una) città (degradata)

5/5 19/10/2016

Vantaggi

Una possibilità davvero unica di capire come si stava sviluppando l'Italia negli anni del "boom"

Svantaggi

Leggere il libro in superficie

A dire la verità, sono stata molto indecisa prima di mettermi a scrivere qualcosa intorno a questo bel romanzo "a puntate" di Calvino. La ragione di fondo della mia indecisione sta più che altro nella "complessità" di quest'opera che pure si presenta al pubblico come divertente e "leggera". Ma Calvino non era uno scrittore "leggero", anzi, tutto il contrario. Così, il Marcovaldo che si legge nelle scuole come un accattivante tentativo di richiamare i giovani alla lettura, in realtà è un romanzo molto "serio". Intanto, è da considerare il fatto che Marcovaldo fu scritto da Calvino all'inizio degli anni '60, in pieno "boom" economico, quando le città "industriali" cominciavano a cambiare completamente volto: nascevano quartieri cosiddetti "dormitorio" nelle periferie, il traffico si faceva sempre più intenso, mentre la gente cominciava a stare "un po' meglio" rispetto al passato, ma le le preoccupazioni economiche erano tuttavia sempre molte per il ceto operaio. Marcovaldo è un operaio "sui generis": si arrabatta qua e là per guadagnare qualcosa, sentendo però nel profondo che la "città" non era più quella di una volta. Il "verde" stava a poco a poco scomparendo, per lasciare il posto al cemento ed al traffico. Questo è l'ambiente in cui si svolgono le avventure-disavventure del povero Marcovaldo e dei suoi figli. Lo zoccolo duro del romanzo sta proprio nella concezione "negativa" che Calvino aveva dello sviluppo economico italiano di quegli anni. Le sue preoccupazioni emergevano soprattutto ad un livello di "alta letteratura", con i suoi interventi sul "Menabò", la rivista di Vittorini che in quegli anni si interessava molto del tema "industriale" e delle ricadute negative di un certo modo di fare sviluppo in Italia. Anche Calvino partecipò al dibattito, intervenendo con alcuni articoli che ancora oggi sono ricordati per la profondità del suo pensiero rispetto all'Italia industriale del tempo. Ricordo qui il suo intervento più famoso, "La sfida al labirinto", che apparve sul "Menabò" del 1962-1963. Pertanto, come va giudicato il suo "Marcovaldo" in città? Forse come un tentativo di avvicinare il pubblico ai grandi temi sociali dell'epoca attraverso strumenti meno difficili delle riviste letterarie. Viene anche da chiedersi: riuscì Calvino nel suo intento di sensibilizzare il pubblico ai temi del lavoro e dell'ambiente che si andava degradando progressivamente? Direi che la risposta è no, un no secco, soprattutto perché del "Marcovaldo" si colsero essenzialmente i toni "leggeri", e non la profondità del messaggio. Tuttavia, nonostante tutto, oggi il Marcovaldo può anche essere letto in superficie, divertendosi, ma sapendo che "sotto" sta un discorso di eccezionale valore politico e sociale. Grande libro, e grande Calvino.
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