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1 Opinioni per Mi chiamo Francesco Totti (Alex Infascelli - 2020)
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  • sheffield18
    Calciatore e uomo
    opinione inserita da sheffield18 il 16/11/2020
    Non amo molto il calcio, non sono tifoso se non per la Nazionale, non mi piacciono i film sugli sport, eppure visto il trailer online di “Mi chiamo Francesco Totti” (durata 101 minuti) in occasione del Festival del cinema di Roma – 2020, mi sono incuriosito per cui, non appena è stato disponibile, l'ho visto in anteprima su Sky ondemand: curiosità soddisfatta, impressione molto positiva, film che vale la pena di essere visto per come è stato girato, montato e soprattutto raccontato tramite video e foto, la storia non di un calciatore, ma di un uomo, un “romano de Roma” che ha dato la sua carriera alla sua Roma, rifiutando contratti multimiliardari come quello al Real Madrid. “Mi chiamo Francesco Totti” emana sincerità, semplicità, onestà, la forza di un uomo che come dice lui stesso, aveva ed ha due ambizioni, il calcio e la famiglia ed è riuscito a raggiungere ambedue. Indimenticabile la scena iniziale che è anche quella finale: sullo sfondo lo stadio a luci soffuse nel buio della notte senza il minimo rumore, Francesco in tuta nera in mezzo al campo che guarda, riflette e ripercorre la sua vita fino all'addio alle scarpette, un eroe moderno, ma soprattutto un uomo all'antica che ha amato e ama ancora il calcio e il gioco onesto. Totti col suo inconfondibile accento romanesco racconta sinceramente il se stesso bambino legato indissolubilmente al suo pallone che ha imparato a calciare nel cortile della scuola con gli amichetti, il se sesso giovane uomo che entra in squadre sempre più importanti fino alla sua amatissima Roma cui dedica la carriera, il se stesso mammone legatissimo alla sua forte famiglia e romanticone col grande amore della sua vita, prima Ilary Blasy, poi i suoi tre figli. Totti parla poco dei genitori, della moglie e dei bambini, è “pudico” per dirla con un aggettivo un po' obsoleto, quasi che a parlarne troppo, potrebbe sciupare la bellezza della sua vita. Ma entrando sul campo, Francesco lascia il posto al Totti, che sembra vedere solo il pallone, euforico per un goal, entusiasta sempre, arrabbiato (come quando sputa addosso ad un avversario) con reazioni di cui si vergogna. Il tempo però scorre implacabilmente e, anche se si sentiva ancora bene e anche se entrato in campo, non mancava subito di segnare come se il pallone aspettasse lui, si avvicina il momento in cui decide di lasciare il calcio, ma gli ultimi anni sono molto amari in quanto il nuovo allenatore Spalletti lo boicotta, lo ostacola in tutti i modi, lo lascia in panchina e la sua gioia si inaridisce, facendolo sentire spesso solo e fuori posto. Scene entusiasmanti quelle della festa di addio nello stadio con un pubblico entusiasta e piangente, non importa se donne, uomini, bambini o vecchi, presente la sua famiglia ed anche lui commosso fino alle lacrime. Ed in questo momento non ho vergogna a dire che anch'io ho pianto...insomma un film consigliato, da vedere assolutamente.
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    biografia non solo di un calciatore, ma soprattutto di un uomo
    nessuno