Opinione su Salvate il soldato Ryan: In guerra c'è tempo anche per salvare qualcuno

In guerra c'è tempo anche per salvare qualcuno

09/05/2020

Vantaggi

Trama, sviluppo, cast, regia, realismo, musiche

Svantaggi

Non adatto a tutti


"Salvate Il Soldato Ryan" è uno dei tanti capolavori della cinematografia che ci ha donato Steven Spielberg. Risale al 1998, ma la storia che ci narra si rifà agli accadimenti brutali avvenuti nel corso della seconda guerra mondiale, precisamente nel giugno del 1944 nel corso del D-Day, meglio conosciuto come lo sbarco in Normandia.
Il film presenta con dovizia di particolari diverse fasi delle battaglie avvenute in tale periodo e condotte dai soldati americani contro i nemici tedeschi. La cura maniacale di ogni dettaglio lascia allibiti e contribuisce a conferire a ogni singolo fotogramma non solo la giusta intensità emotiva ma anche la perfetta crudeltà che è insita in ogni conflitto armato. Il modo in cui i soldati periscono, buoni o cattivi che siano, è sempre brutalmente realistico, tanto è che ogni singola morte riesce a risultare sinceramente triste. Nella prima mezz'ora della pellicola viene dato ampio spazio alla battaglia avvenuta dopo lo sbarco ad Omaha Beach. Anche se i dialoghi latitano e la scena per qualcuno potrebbe apparire lunga, si viene travolti da un turbinio di sparatorie, esplosioni, sangue, feriti e cadaveri talmente potente da non lasciare indifferenti.
Eppure, nonostante il contesto storico sul quale poggia le sue fondamenta, "Salvate Il Soldato Ryan" non è un film basato meramente sulla guerra. La trama, narrando cronologicamente le tappe di quella parte del conflitto, si amplia con una missione diversa e che mette al centro dell'attenzione l'umanità delle persone e il valore dato alle vite dei soldati. E allora ecco che il capitano John H. Miller (Tom Hanks) assembla una piccola squadra con i suoi soldati migliori per eseguire un ordine impartito dal generale Marshall: andare alla ricerca e salvare il soldato paracadutista James Francis Ryan, disperso in Normandia e all'oscuro del fatto che ha perso i suoi tre fratelli proprio in quella battaglia (il vissuto del soldato Ryan si basa, seppur con le dovute differenze, all'esperienza del sergente Fritz Niland). La vicenda del soldato Ryan pone l'accento anche sulle sensazioni che prova una madre quando sa che i suoi figli sono al fronte e, nel peggiore dei casi, quando deve ricevere la notizia che non li vedrà più fare rientro a casa. In questo senso è molto toccante la lettera che legge il generale Marshall che venne scritta dal presidente Abraham Lincoln. Ma ciò che sia lo spettatore che i protagonisti arrivano a pensare ricorrentemente è se varrà mai la pena di affrontare il fuoco nemico solo per salvare una sola persona, correndo al contempo il rischio di perdere altri commilitoni. Una riflessione, questa, che però alla fine si fa sopraffare dalla volontà dello spirito eroico dei soldati.
Mentre la storia procede a un ritmo perlopiù impetuoso ed equilibrato, non si perde mai la concentrazione perché si inizia a provare una specie di affezione nei confronti dei protagonisti. Il contesto rude e truce ci fa provare ancora più compassione e, oltre ad aver paura che qualcuno di loro ci rimetta la vita, non ci si dimentica del soldato Ryan. Quest'ultimo compare nella seconda parte e, a partire da questo punto, si avvia l'ultima fase della vicenda, niente affatto meno densa di suspense e ricca di tanta ma tanta azione, sempre all'insegna del massimo rispetto nei confronti del realismo. L'epilogo della pellicola supera ogni aspettativa, lasciando gli occhi e l'anima ricolmi di un miscuglio di sensazioni veraci. Non scade nella banalità, non perde il realismo che aveva contrassegnato le parti precedenti in cui si assisteva alla guerra fitta, e ogni emozione è davvero profonda e ben guadagnata. Il preludio e il prologo della storia combaciano perfettamente e costituiscono l'apertura e la chiusura ideali di un film che ha saputo andare oltre alla semplice rappresentazione nuda e cruda della guerra. In "Salvate Il Soldato Ryan" sono racchiusi pensieri fondamentali che hanno a che fare sia con la vita che con la morte, ci si concentra sull'umanità dei militari anche se per mestiere devono uccidere i nemici, e c'è anche del fine simbolismo (basti pensare alla lettera e alla mano).
La pellicola ha una durata di circa tre ore ma non fa avvertire alcuna pesantezza (specie se si apprezza il genere) perché condensa con molta armonia tutto ciò che è davvero saliente. Le scene di lotta sono alternate con sapienza a quelle in cui regnano gli attimi di effimera pace. I dialoghi risultano perfettamente adeguati ai contesti, sempre onesti e mai insulsi. È anche interessante notare come certi dettagli siano posti all'interno della storia per mitigare la tensione, mentre in altre situazioni non si può assolutamente sfuggire alla sofferenza, come accade con i momenti toccanti in cui muoiono i soldati di fanteria del plotone di Ranger guidato del capitano Miller. Ogni loro morte riesce a suscitare emozioni intense perché nel corso del film si impara a conoscerli uno a uno. Non ci si ritrova dinanzi a una gruppo di soldati anonimi, poiché la sceneggiatura ce li fa conoscere poco per volta, ci fornisce assaggi della loro personalità sin dai primi minuti in cui li vediamo, così che la loro utilità o la loro dipartita sul campo sarà davvero coinvolgente. Il capitano non può essere eccettuato da questo trattamento. Il personaggio di Tom Hanks è il leader che sarebbe indispensabile sempre e ovunque, e la sua caratura riesce a spiccare anche per merito della recitazione sopraffina dell'attore. Ogni altra interpretazione di questo film è degna di tutta l'opera, basti pensare a Tom Sizemore, Matt Damon, Vin Diesel, Giovanni Ribisi, Edward Burns e Jememy Davies. Alcuni di questi attori oggi sono divenuti famosi, mentre altri hanno conosciuto un successo più discontinuo, ma all'epoca sappero tutti infondere grande pathos alle loro controparti nonostante la giovane età
Dopotutto, con un maestro come Steven Spielberg alla cabina di regia, non ci si poteva aspettare alcun passo falso.
Se ripercorro con la mente ogni singolo fotogramma, ogni singolo dialogo, ogni singolo personaggio, non posso trovare alcuna magagna, men che meno in campo tecnico. Lo stesso vale per le musiche dell'immarcescibile John Williams. 5 Oscar (tra cui miglior regia a Spielberg), vari riconoscimenti in altri ambiti e una indiscutibile rilevanza storica fanno ancor di più comprendere che genere di opera monumentale sia questa. Il mio consiglio è quello di vederlo anche se la durata vi potrebbe scoraggiare, anche se non siete avvezzi al genere cinematografico di guerra. Se avete l'età giusta per guardarlo, guardatelo e vivetelo fino in fondo, senza perdere la concentrazione neanche per una scena.


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sallyrose

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    Storia entusiasmante; ottima ambientazione; cura nei dettagli; buona la sceneggiatura
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    Questo film del 1998 segue le vicende legate allo sbarco in Normadia, della truppa del secondo battaglione, guidata da Tom Hanks. La storia è trattata in maniera approfondita, e apre il film con una s...
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    molto realistico, realizzato benissimo
    molto crudo e violento